Quante volte trascorriamo il nostro tempo a chiederci di chi è la colpa, anziché cercare di capire come affrontare il problema? E’ colpa dei genitori? Dell’ex marito? Dello stato?

Limitarsi ad autocolpevolizzarsi o attribuire la colpa al marito o ex marito, non serve a niente.
Proviamo a rifletterci insieme: quando abbiamo individuato un colpevole (ammesso che ci sia) cosa abbiamo risolto?

Pensieri di questo tipo rischiano di bloccarci in una spirale negativa e non ci permettono di aiutare i nostri figli. Eppure noto sempre più spesso che nei genitori si originano pensieri di questo tipo:

“E’ colpa mia!”
“Mi sento una madre/padre inadeguato”
“E’ colpa nostra perché ci siamo separati”
“Se nostro figlio è così in qualcosa avremo sbagliato!”

Ok, potrebbe anche essere così, ma chi è che non sbaglia?
Sbagliamo tutti e di certo i genitori non sono esenti da questa pratica, ma la domanda vera che dovremmo farci non è “di chi è la colpa” ma:

“Qual è la mia parte di responsabilità in questo e cosa posso fare per risolvere il problema?”

Prendersi la responsabilità va bene ma senza puntarsi il dito contro, che non porta a nulla.

Piuttosto, una volta che abbiamo individuato il problema cerchiamo di trovare una soluzione noi stessi, perché puntare il dito e aspettare che sia qualcun altro a farlo è statisticamente una scelta poco saggia…

Come abbiamo già detto in altri articoli, l’adolescenza è una fase di vita molto particolare e segue i cambiamenti culturali: gli adolescenti di oggi sono molto diversi da come eravamo noi alla loro età e anche i pericoli a cui sono esposti sono aumentati.

Non è facile essere adolescenti oggi, ma nemmeno essere genitori di adolescenti. E soprattutto essere genitori è un mestiere che si impara sul campo.

Brutte notizie, quindi: Non esistono manuali per diventare genitori perfetti di quello specifico figlio.
Anche perché se ci pensi: quante volte i figli degli stessi genitori, crescono completamente diversi?

Non è sempre colpa dei genitori: casualità e genetica

Sì, si potrebbe pensare che i genitori in questione abbiano utilizzato metodi educativi diversi, che fossero in momenti diversi delle loro vite, che abbiano espresso delle preferenze inconsce, ma è anche vero che ognuno di noi viene al mondo con un proprio unico corredo genetico che ne definisce il temperamento.
Esistono dei bambini più “facili” e bambini più “difficili”.
Proviamo ad esempio a fare il confronto tra un bambino che nei primi anni di vita non dorme di notte con uno che fin da subito dorme tutta la notte, senza svegliarsi nemmeno per mangiare. Ovviamente questi due bambini richiederanno un livello di energie diverse ai genitori.

Oppure pensiamo a quei bambini così tranquilli che “dove lo metto sta” e al contrario a quei bambini molto agitati che non stanno fermi un attimo. Questi sono solo alcuni degli esempi delle differenze che possono caratterizzarci fin dalla nascita.

Ma non solo, perché anche nel caso il corredo genetico di due figli fosse identico, ci penserebbero già le primissime esperienze di vita a creare delle differenze, poiché i due figli non saranno sempre nello stesso identico luogo, non faranno sempre le stesse identiche cose e non interagiranno sempre allo stesso modo con le stesse persone.

Quindi, se un bambino fin da piccolo è sempre stato impegnativo, ti ha messo a dura prova e continua a farlo anche in adolescenza…sì, potresti anche aver commesso degli errori (come tutti), ma sono troppe le variabili che intervengono nel far diventare tuo figlio adolescente quello che è, quindi ricercare a chi attribuire la colpa o sentirsi totalmente responsabili di questo non aiuta.

Quello che aiuta è individuare la tua parte di responsabilità (che non sarà mai totale) e cercare di risolvere il problema a partire dalla situazione attuale.
Certo, è un lavoro che può risultare molto complesso, a volte troppo; se questo è il caso ci si può rivolgere a dei professionisti che possano facilitare i vostri figli a trovare la propria strada e possano aiutare voi genitori a capire come “leggere” il comportamento dei ragazzi.

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