La maggior parte delle volte che un genitore ci contatta è perché il figlio a scuola non va. Secondo il genitore il problema sono i voti bassi.

Eppure, 99 volte su 100, il problema reale, non è il voto. I brutti voti sono solo la leva che fa scattare il desiderio di trovare una soluzione, ma l’inghippo è un altro.
Però alla fine noi guardiamo il voto; nella verifica, nell’interrogazione, nella pagella, come se si potesse rappresentare una persona attraverso quel numero.

In questo articolo però non voglio parlare della nota frase: “non sei il tuo voto”.
Di articoli così ce ne sono già diversi in giro, e non devo essere certo io a ricordarti che una persona vale molto più di un numero (che sia un 2 o un 10 non fa differenza).

No. In questo articolo voglio fare qualcosa a cui, purtroppo, non pensa mai nessuno.

La domanda che mi pongo è: perché studiamo? Perché tuo figlio studia quasi ogni giorno? Perché noi abbiamo studiato?

Per un voto? O per qualcosa di più?

Il punto non è studiare per prendere un bel voto, ma studiare per imparare qualcosa.
Sembra una banalità, ed effettivamente è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno che ci pensi quando deve studiare…o insegnare.
Quando siamo ragazzi non ci pensiamo. Chi del resto lo fa?

 

A cosa serve davvero studiare?

A cosa mi serve italiano o scienze se tanto faccio informatica (per dirne una)?”

Ci fosse stato un professore che avesse saputo rispondere alla mia domanda quando andavo a scuola. Invece no.
Eppure serve.

L’abilità di comunicare a scuola è una delle cose più sottovalutate, eppure la più importante.

Una buona interrogazione non dipende solo da quanto hai studiato ma anche dal modo in cui comunichi ciò che hai studiato. La cosa curiosa però è che non si studia comunicazione a scuola. Ma c’è l’Italiano, anche se non viene spiegato in che modo possiamo usare quelle informazioni. Qual è il collegamento?

C’è. Eccome! Perché siamo esseri umani e interagiamo tra di noi attraverso la comunicazione; attraverso le storie. E le storie le impariamo con i temi, con le poesie, con i racconti storici.

L’abilità di raccontare storie è una delle abilità più preziose e più antiche che abbiamo, ma la stiamo perdendo (non a caso chi sa raccontare storie viene pagato anche piuttosto bene).

Conoscere la storia, oltre a sapere quali errori non dobbiamo fare, ci permette di avere più aneddoti da raccontare, che se sappiamo raccontare bene ci possono tornare utili nelle conversazioni di tutti i giorni, anche per attirare l’attenzione di un potenziale cliente, o di un potenziale partner…

Studiare la scienza, anche se non faremo gli scienziati, ci può tornare utile per sapere più cose su di noi e su come funziona ciò che ci circonda. Che non è cosa da poco, specie quando vorrai decidere cosa è meglio mangiare senza farti abbindolare dalla dieta del momento.

Potrei continuare l’elenco per tutte le materie, ma il punto è che la maggior parte di noi studia per il motivo sbagliato.

Studiamo per un numero.

Ci siamo dimenticati a cosa serve la scuola e ci limitiamo a rincorrere il voto; ma la scuola è sapere, o almeno dovrebbe esserlo.

Forse i voti dovrebbero essere proprio aboliti in favore di un più semplice “va bene” o “non va bene”, e avere un sistema di verifica non basato su domande casuali allo scopo concludere l’interrogazione (o il compito scritto) e dare un voto, ma allo scopo di far sì che lo studente sappia fare un uso autonomo di ciò che ha appreso.

Questo naturalmente andrebbe fatto dalla scuola.

Anche l’abilità degli insegnanti di motivare gli studenti allo studio dovrebbe essere un requisito necessario, ma noi non possiamo pretendere di cambiare il sistema scolastico, purtroppo.

 

Cosa possiamo fare?

Però quello che possiamo fare è impegnarci per sopperire a queste mancanze; cioè possiamo educare noi i ragazzi a questa prospettiva perché inizino pian piano a capire il vero motivo per cui dovrebbero studiare.

Come abbiamo detto in questo articolo, però, il pensiero razionale e sul lungo termine,in fase adolescenziale è ancora in via di sviluppo, quindi, caro genitore, tuo figlio avrà certamente bisogno del tuo aiuto perché da solo non sarà in grado di fare questo ragionamento.

Non solo! Siccome la capacità di un ragazzo di vedere le cose nel futuro è piuttosto limitata, per motivarlo avrai bisogno di fare esempi concreti e attuali. Quindi, per motivare tuo figlio nello studio, dovresti porti una domanda di questo tipo:

A cosa gli può servire studiare quella materia oggi?

E a questa domanda dovresti trovare una risposta che non sia “per prendere un buon voto”, perché spesso quella non è una motivazione molto efficace.

Tuttavia, se questa può apparire una soluzione “semplice” (messo apposta tra virgolette perché trovare una risposta a quella domanda proprio semplice non è), è solo una soluzione.

Aggiungerei, una soluzione in un caso mediamente ottimistico.

Perché se subentrano relazioni problematiche, conflitti familiari o scolastici di vario tipo, ecco che il quadro si complica non di poco ed è necessario indagare più a fondo per trovare una soluzione.

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