Ormai glielo hai detto in tutte le salse ma non c’è niente da fare. Tuo figlio non ti ascolta e fa sempre di testa sua.

E’ ora di andare a tavola e sta attaccato al telefono.
Deve studiare e gioca.
Gli chiedi una mano e non te la da.

Ma perché cavolo deve rendere tutto così difficile?

Se tutto questo ti suona familiare, suggeriamo vivamente di dedicare 3 minuti nella lettura di questo articolo, in cui entriamo direttamente nella testa degli adolescenti per cercare di capire come fare per farci ascoltare.

 

Una mente da ristrutturare

 

Prima di arrivare al dunque, partiamo con una premessa per darti un quadro della situazione.

Il cervello è suddiviso in diverse aree, e ognuna di queste aree svolge funzioni differenti.

Una di queste aree è il sistema limbico (tutto il sistema coinvolto nel controllo ormonale, nella memoria e nelle reazioni automatiche e inconsce emozionali), ed è completamente sviluppato all’inizio della fase adolescenziale, cioè intorno ai 13-14 anni, mentre la corteccia prefrontale si sviluppa completamente solo intorno ai 20 anni.

La corteccia prefrontale è responsabile del sistema esecutivo.

Il sistema esecutivo ci permette di distinguere pensieri contrastanti, determinare bene e male, uguale e diverso, determinare le conseguenze delle attività correnti, lavorare per un determinato obiettivo, predire dei risultati, e controllare la condotta sociale.

Ora, se guardiamo il cervello al microscopio possiamo vedere milioni di cellule nervose che sono collegate l’una all’altra attraverso dei tubuli, delle “strade”.

Se guardi le autostrade, le strade principali, secondarie e terziarie visibili su una mappa del territorio italiano ti puoi fare una vaga idea di com’è la situazione.

Esattamente come accade guardando una mappa, molte di queste strade convergono in città.
Nel cervello, questi punti di convergenza sono chiamati nuclei, e uno dei nuclei più grandi del cervello è l’amigdala, che fa parte del sistema limbico.

Questa controlla le emozioni, in particolar modo la paura.
Ci dice anche (prima di esserne consapevoli) se una situazione è sicura, eccitante o pericolosa, e il nostro corpo reagisce (sempre prima di esserne consapevoli) immediatamente a questo riflesso inconscio, basandosi per lo più sulle esperienze della nostra infanzia.

In sostanza è da lì che parte la famosa reazione di combattimento o fuga.

Durante gli anni dell’adolescenza, quindi, i ragazzi si trovano con un sistema emozionale pronto e scattante, mentre il sistema razionale è ancora un po’ indietro e fatica a tenere il passo.

Basterebbe questo a giustificare il marasma di stati d’animo che si alternano ad una frequenza quasi sconcertante, salvo i casi in cui la corteccia prefrontale sia particolarmente sviluppata.
In quel caso l’alternanza è un po’ meno sconcertante.

Ma non è abbastanza, e quindi, sotto l’influenza massiva dei messaggi ormonali, dei nostri bisogni e delle nostre esperienze, il nostro cervello ritiene opportuno a quell’età di fare una bella ristrutturazione.

Alcune di queste strade vengono smantellate, altre cambiano direzione, altre ancora creano un gran numero di collegamenti con altre cellule.

Un po’ come se tutti gli operai che lavorano in Italia si dessero da fare per smantellare e ricostruire completamente la maggior parte delle strade e delle strutture dell’intero stato entro i prossimi 5 anni.

E’ un lavoro enorme che non succede in nessun altro periodo della vita.

All’improvviso ci troveremmo in un paese semi sconosciuto.
Dovremmo cambiare le nostre usanze, le nostre abitudini, e nel caso della mente cambia anche il modo in cui vediamo le cose, in cui reagiamo e in cui ragioniamo.

Ecco perché un tipo di personalità che era abbastanza evidente giusto un paio d’anni prima dell’adolescenza, recede lasciando spazio a un tizio sconosciuto nel corpo di tuo figlio!

Grazie cervello per tutto questo casino!

 

Apriamo una parentesi:

Una cosa molto importante da ricordare è che quello che un adolescente fa, e quello a cui è esposto in questo periodo, ha molta influenza sul suo futuro, perché è in questo momento che il cervello è in ricostruzione, perciò tutte le esperienze attuali contribuiscono a questa ricostruzione.

Ad esempio, se in questo periodo tuo figlio gioca sempre ai videogiochi di gare automobilistiche, il suo cervello viene ristrutturato per fare quello, quindi potrebbe diventare un bravo pilota ma farà più fatica a fare il ricercatore, il contabile, o lavorare nelle pubbliche relazioni.

Essere il “pagliaccio” della classe potrà farlo diventare bravo nelle relazioni più tardi, essere quello del gruppo che prende le decisioni gli farà sviluppare le capacità necessarie per gestire una squadra di lavoro o un’attività.

Al contrario, essere esposto a droghe, abuso di alcol, pornografia e violenza modificheranno le strutture cerebrali rendendolo costantemente dipendente dalle reazioni chimiche che avvengono nel cervello con l’uso di quelle sostanze e impedendogli di creare relazioni stabili con altre persone.

 

 

Forse per lui non sei il modello giusto da cui prendere esempio

 

A causa di tutti questi cambiamenti nelle strutture cerebrali, gli adolescenti sentono un profondo bisogno di definire se stessi, chiarire chi sono e cosa vogliono.

Visto che hanno quasi perso la loro identità preadolescenziale, stanno disperatamente cercandone una nuova e questa ricerca può avere degli aspetti positivi e negativi (come del resto tutte le ricerche).

Spesso la nuova identità è fornita dal loro gruppo di pari, che però è spesso formato da altri adolescenti.

Un’altra fonte di ispirazione per i ragazzi sono gli adulti che sanno divertirsi.

A prima vista può sembrare un ragionamento sbagliato ma in realtà non lo è.

In questo stadio della loro vita sono programmati per andare a caccia di piacere, di cose belle, e scappare il più possibile da tutto ciò che è doloroso.

Di conseguenza, poiché non sono in cerca di un futuro particolarmente problematico, sono più disposti ad ascoltarti se dimostri di saper creare uno stile di vita che ti renda felice, invece che lamentarti continuamente di tutto e/o non essere mai felice.

Inoltre gli adolescenti non sanno chiaramente cosa vogliono e cosa possono fare, quindi provano (come naturale che sia) diverse strade.
Questo li aiuta a scoprire cosa funziona per loro, cosa è giusto e cosa no, e chi stanno diventando.

Come abbiamo detto in questo articolo, il ruolo del genitore-insegnante è quello di permettere e incoraggiare questa esplorazione.

L’approccio costruttivo di formazione della nuova identità è quello di provare nuovi hobbies, sport, esperienze, attività singole e di gruppo, il tutto sotto la supervisione dell’adulto (le prime volte).

Questo tipo di esplorazione dovrebbe essere incoraggiata, non osteggiata.
Gli adolescenti hanno bisogno di una guida, di una libertà limitata solo a ciò che non provoca un danno a loro o agli altri.

La guida, la supervisione, è indispensabile perché a quell’età i ragazzi, come abbiamo detto sopra, non hanno sviluppato completamente la corteccia prefrontale (che si svilupperà intorno ai 20 anni), ma hanno già sviluppato completamente il sistema emozionale.

 

In soldoni che cosa vuol dire tutto questo preambolo?

Vuol dire che come genitore devi essere assolutamente chiaro e fermo nelle tue richieste; puntare su ragionamenti razionali potrebbe non risolvere il tuo problema in quel momento, soprattutto se si tratta di ragazzi all’inizio della fase adolescenziale, mentre invece con un ragazzo di 17-18 anni si può già lavorare in modo diverso, essendo la sua corteccia prefrontale più sviluppata.

Infatti, come abbiamo appena visto, dei ragionamenti che a te possono sembrare ovvi, possono non esserlo per degli adolescenti, non perché sono tonti ma perché il loro cervello a quell’età non ha ancora sviluppato a pieno tutte le sue capacità.

Il tuo compito in questa fase dovrebbe essere quello di aiutarlo in questo sviluppo, non quello di pretendere che sappia fare tutto da un giorno all’altro.

Ad esempio, se tuo figlio Luca di 13 anni sta giocando con la palla vicino alla strada e tu sei a qualche metro da lui e gli dici:

“vieni qui.
…ho detto vieni qui! Luca vieni qui!
….Luca mi arrabbio vieni qui! Al mio 3 devi essere qui!
Uno…….due……..Luca se non vieni qui subito stasera niente tv!”

C’è qualche problema.

Se non risponde a questo genere di richieste, vuol dire che questo genere di richieste sono piuttosto frequenti, e ha già visto che se non obbedisce non succede nulla.

Insomma, per lui in quel modo non stai REALMENTE chiedendogli di andare da lui.

Deve imparare che quando chiedi una cosa è quella.

Quindi se dopo un paio di richieste non viene, lo vai a prendere (ma questa, a dirla tutta, è una cosa che andrebbe fatta molto prima della fase adolescenziale).

I ragazzi sono molto abili nel capire quando realmente vuoi che una cosa sia fatta, e quando invece non succede nulla se non si fa, ed è per questo motivo che spesso non obbediscono.

Ci sono dei momenti in cui le tue richieste possono essere ignorate (a meno che tu voglia che lui cresca obbedendo a tutti finendo per fare le cose peggiori), ed è così che si impara a capire quando una cosa va fatta e quando invece può essere ignorata, e ci sono dei momenti in cui le richieste vanno eseguite.
Senza se e senza ma.

Che non vuol dire mettersi a sgolare come dei capannoni, ma vuol dire essere chiari e fermi nelle proprie richieste, cosa che si può fare anche senza alzare la voce o le mani.

Questa è una capacità molto importante, che oltre a permettere a te di arrabbiarti di meno e avere più risultati, permetterà anche a lui/lei di imparare ad usare lo stesso tipo di abilità.

Attraverso l’espressione facciale, il tono di voce, le pause e lo sguardo, devi fargli capire quando una cosa andrebbe fatta (ad esempio quando sta per essere superato un limite di comportamento, quando vuoi limitarti a dare dei consigli e quando comunque non c’è alcun pericolo), e quando invece VA fatta (perché il limite è stato superato, perché c’è un bisogno, un pericolo o un’urgenza).

Al contrario, se urli sempre o comunque usi sempre lo stesso tono per le tue richieste, per lui diventa uno standard, quindi non capirà quali sono le cose importanti e di conseguenza obbedirà più difficilmente.

 

 

Infine, se tuo figlio non ti ascolta è perché stai usando la leva sbagliata

 

Un altro errore che si fa spesso è la punizione tipo “questa sera niente TV”, o “niente telefono per una settimana” o altre cose simili prolungate nel tempo.

Ricordiamoci che la loro corteccia prefrontale è ancora sottosviluppata rispetto al sistema limbico (soprattutto nella fase iniziale dell’adolescenza) e quindi le emozioni (che lavorano sul qui e ora) hanno un impatto molto più importante della punizione di restare senza TV stasera (stasera è lontana) o senza telefono per una settimana (anche quella è lontana).

Può risultare molto più proficuo per entrambe le parti trovare un accordo che sia dare/togliere qualcosa adesso per ottenere qualcosa adesso.

Con questo non vogliamo dire che ragionare con i ragazzi sia impossibile, anzi.

Si può e si deve fare.

L’utilizzo frequente di questo tipo di ragionamenti gli permetterà di sviluppare più in fretta la corteccia prefrontale (e non solo), che tornerà utile a lui e a voi nelle diverse occasioni.

Ma se questo lavoro continuo non viene fatto, farlo solo nel momento del bisogno o pericolo potrebbe risultare del tutto inutile.

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