Quante volte ci teniamo le cose dentro perché, su, in fondo non è il caso di arrabbiarsi, e sembra quasi che vada tutto bene finché a un certo punto non va bene per niente?

Questo di solito è quello che succede:

In una relazione tra due persone va tutto bene.

A un certo punto però, per uno dei due, alcuni comportamenti dell’altro iniziano a infastidire, ma all’inizio ci si passa sopra.

Poi ci si passa sopra un po’ meno.

Poi si tirano delle frecciatine di rabbia, finché a un certo punto la situazione esplode.

Questo di solito è l’andazzo.

In alcuni casi questo periodo di frecciatine può durare poco e risolversi in fretta, ma troppo spesso, purtroppo, ha durate bibliche.

Questa finestra di tempo più o meno lunga ha un nome e si chiama comportamento passivo-aggressivo.

 

Che cos’è il comportamento passivo aggressivo

In The Angry Smile: The New Psychological Study of Passive Aggressive Behavior at Home, at School, in Marriage and Close Relationships, in the Workplace and Online il comportamento passivo aggressivo è definito come un modo deliberato e mascherato di esprimere sentimenti di rabbia.

Il comportamento passivo aggressivo ha una serie di caratteristiche riconoscibili:

  • dice va bene quando non va bene per niente
  • acconsente verbalmente di fare le cose, ma più tardi, dopo…
  • è intenzionalmente inefficiente “ho fatto il letto, che ne so io che intendevi tutta la stanza?”
  • da la responsabilità agli altri (“è colpa sua; è compito suo”)

 

Dice “va bene” quando non va bene per niente

Essendo la rabbia un comportamento socialmente non accettato, generalmente viene nascosta, o meglio mascherata.

Infatti il problema vero è che la rabbia di per sé non è socialmente rifiutata, ma è il tipo di espressione della rabbia a cui noi associamo automaticamente un’immagine mentale, che è rifiutata.

Sto parlando di quella rabbia violenta, quella fatta di urla e mani che prudono.

Ma ci sono molti modi di esprimere la rabbia in modo funzionale, solo che non conoscendoli la sopprimiamo.

Ma è proprio questa la ricetta per ottenere un comportamento passivo aggressivo.

I genitori dovrebbero dunque favorire l’esternazione della rabbia in modo che in ragazzi non sentano più il bisogno di soffocarla, ma esprimerla nel modo più funzionale possibile.

 

Procrastina, dice sì ma in realtà è un no, oppure fa le cose a metà.

“Sì, ora faccio i compiti…

Un’attimo. Aspetta…”

Sono comportamenti che evitano lo scontro immediato finché l’altra persona non si stuferà e saremmo quindi obbligati allo scontro, ma anche in quel caso spesso per il passivo aggressivo “va tutto bene.”

Oppure un classico “prof ma ho studiato!!!” Quando invece ci si sarebbe dovuti impegnare molto di più nello studio per ottenere un bel voto (al di là del fatto che possano esserci altri problemi a scuola di relazione con i professori e i compagni di classe) dando comunque la colpa al professore, che magari risponde anche male peggiorando ulteriormente la situazione.

E così il passivo aggressivo diventa lo svogliato della classe, quello che se ne frega e che prende le note di comportamento.

 

Come rispondere ad un passivo aggressivo

Fintanto che il ragazzo avrà come risposta ai suoi comportamenti passivo aggressivi, dei comportamenti altrettanto passivo aggressivi, non cambierà nulla.

La via è segnata!

A meno che iniziamo a dare l’esempio.

Come abbiamo detto nell’articolo “come comunicare con tuo figlio” è più importante quello che fai che quello che dici.

Quindi è abbastanza inutile dire di non urlare se poi urli anche tu, ed è abbastanza inutile dirgli di non fare così (perché di solito nessuno dice “smettila di fare il passivo aggressivo!”), se poi tu fai la stessa cosa.

Quindi per prima cosa non bisogna rispecchiare i suoi comportamenti ma offrirgli un modello di comportamento alternativo, più sano e più funzionale per delle relazioni migliori; sia tra di voi, sia da poter usare con le persone che incontrerà nella sua vita.

L’altra cosa da fare, come abbiamo anticipato sopra, è insegnargli a esprimere la sua rabbia.

Esprimere rabbia non vuol dire per forza arrivare ad urlare e alzare le mani, ma può essere espressa anche verbalmente in modo assertivo e, come diceva Aristotele nella sua “Etica Nicomachea” e come è stato anche riportato nel libro “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman:

 

“Sia lodato colui che si adira per ciò che si deve, con chi si deve, per quanto tempo si deve”

Imparare quindi ad esprimere la propria rabbia in modo che questa possa essere circoscritta alla causa scatenante e non protratta per i giorni, settimane o i mesi a venire.

Da la responsabilità agli altri

Anche di questo ne abbiamo già parlato in questo articolo per cui saremo brevissime.

Nell’articolo in questione abbiamo parlato del locus of control, cioè lo stile di attribuzione, che può essere interno o esterno.

Esterno significa che attribuisco ad altri le cause di ciò che mi succede e io non posso farci nulla.

Interno, significa che attribuisco a me la causa di ciò che mi succede, e quindi ho il potere di decidere cosa fare.

In ognuno di noi prevale uno dei due stili, e coloro che possiedono un L.O.C. interno si sentiranno maggiormente responsabili delle proprie azioni e avranno maggiori possibilità di raggiungere i propri obiettivi.

Quindi il comportamento passivo aggressivo non solo è nocivo per le relazioni ma anche controproducente per il raggiungimento degli obiettivi di tuo figlio.

Hai dubbi o domande?

Facci sapere nei commenti qui sotto se vuoi parlare di un argomento particolare nei prossimi articoli, o se ti abbiamo lasciato qualche dubbio.

Se riconosci tuo figlio nei comportamenti passivo aggressivi, o se tu stessa ti ritrovi ad avere questi comportamento e vuoi un aiuto per cercare di risolvere questo problema, puoi contattarci qui per prendere un appuntamento in studio.

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